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giovedì 28 gennaio 2016

Stroncature: Houkago no Love Call

 
Houkago no Love Call (traducibile in italiano con “Telefonate d’amore nel doposcuola”) è un manga che consiste in una serie di oneshots yaoi scritte e illustrate da Kyou Kitazawa a partire dal 2009, inizialmente serializzate sulla rivista Comic Magazine Lynx e poi raccolte in un unico tankobon. È inedito in Italia.
TRAMA: Wataru Ueda è un timido professore di liceo che segue in particolare Musashi Ippongi, uno studente assai problematico; viene così in contatto con Kazushi, il suo affascinante padre. Questi appartiene alla Yakuza e ben presto inizia a fare avances al professore; Ueda però, schivo com’è, teme di non essere all’altezza di un uomo tanto attraente e sicuro di sè...

IL MIO VOTO =
 
Continua la rubrica delle Stroncature, pensata al fine di evitare ad altri poveri e incauti lettori di incappare in schifezze colossali senza volerlo (e anche perchè ho notato che la apprezzate, mi fa piacere ^^); vi presento dunque un altro suo degno rappresentante, Houkago no Love Call! Da qui in poi, occhio che ci saranno spoiler come se piovesse.
 
Mi sono imbattuta in questo manga un paio di anni fa (dopo aver letto un altro manga di questa autrice, che mi era piaciuto decisamente di più) e l’ho letto frettolosamente, giusto perchè volevo sapere come finiva, dopodichè l’ho prontamente dimenticato. Al punto che prima di scrivere quest’articolo ho dovuto rileggerlo. Che dire, è stata una delusione cocente proprio come dopo la prima lettura.
Già la presentazione del personaggio di Ueda fa cascare le braccia dallo sconforto per quanto è stereotipato: timido, introverso, facile tanto al rossore quanto alle lacrime, in gioventù ha subìto una traumaticissima (lol) delusione d’amore e per questo ha messo una bella pietra sopra qualsiasi altra possibilità d’innamorarsi, da quell’uomo deciso e intelligente (ri-lol) che è; ciliegina sulla torta, ha paura anche della sua stessa ombra. Passato il primo momento di sconforto, comunque, diciamo che si può proseguire con la lettura.
Suvvia, che sarà mai un dolorino 'passeggero'
quando si tratta di 'vero amore'??
Viene presentato il personaggio che è il suo esatto opposto: figo, tenebroso, sicuro di sè e destinato ad infrangere qualunque riserva il debole Ueda possa ancora avere, ecco a voi Kazushi Ippongi. Il quale, se non ne aveste ancora abbastanza di stereotipi, appartiene alla Yakuza e dunque è sì un tipo fascinoso, ma anche un pochettino instabile. Perfino Ueda lo intuisce e cerca di irritarlo il meno possibile... fallendo però miseramente una sera in cui, mentre i due stanno per godersi una tranquilla cenetta casalinga, commette il madornale errore di dirsi insicuro sul perchè Ippongi abbia scelto di stare proprio con lui. La reazione di quest’ultimo non si fa attendere: prima lo stupra con tanto di sanguinamento evidente, poi afferra un coltello e minaccia il suo ragazzo (perchè, dimenticavo di precisarlo, nel frattempo i due si sono messi insieme) di farlo a pezzetti e servirlo al posto della cena. Fortunatamente però decide di fermarsi lì, sostenendo che anche lui può sentirsi ferito se Ueda dice di non fidarsi nel suo giudizio. E indovinate un pò come reagisce quest’ultimo al tutto? Ovviamente si convince che è stata tutta colpa sua e che non doveva mettere in discussione i sentimenti di Ippongi, come volevate che reagisse un mollusco come lui?
E così, dopo un casto bacio (e molte lacrime da parte di Ueda) i due tornano ad essere felici e contenti...


...Aspettate però, non è mica finita qui! Menzionavo nella trama anche Musashi, il figlio di Kazushi. Questi è un pessimo soggetto che salta sempre le lezioni e non ha voglia di studiare, insomma è sulla buona strada per diventare un delinquente come suo padre; un altro esempio di questo è che è prepotente e prevaricatore come lui, e infatti un bel giorno decide di provarci con... indovinate un pò chi? Ma col professor Ueda, naturalmente! In un’altra occasione, poi, i personaggi si ritrovano addirittura a un passo dal fare una cosa a tre; viene pure implicato che la cosa a Ippongi padre non sarebbe dispiaciuta affatto (e nemmeno alla stessa autrice, che ammette nella prefazione di aver pensato di introdurre uno sviluppo simile, ma la storia alla fine è andata da tutt’altra parte). Ci mancava un pò di incesto, no?


Vi basta o devo continuare? Sì? Parliamo delle os che completano il volume, allora – o meglio di una in particolare, Sweet Sweet Honey and Punishment. Si tratta di una storiella senza capo nè coda, chiaramente ficcata dentro a forza per riempire quelle ultime paginette restanti del manga, che verso la fine assume tratti imprevisti e inquietanti: non in senso positivo, però.
Un bulletto molto antipatico si fa una specie di schiavetto che lo segue dappertutto e fa qualunque cosa lui gli chieda (compresa roba pericolosissima che per poco non gli costa la vita); la cosa va avanti per anni finchè il bulletto, diventato adolescente, decide che non ne può più del suo schiavo e inizia quindi a ignorarlo. Non ha fatto i conti però con il piccolo particolare che l’altro ragazzo è un pazzo furioso (nel vero senso della parola): dopo averlo minacciato di strangolarlo se davvero lo abbandonasse, gli fa un bel pompino e torna felice e contento, mentre l’altro rimane impalato a rabbrividire - giustamente - di terrore. Fine.
 
 
Sì, avete capito bene: la storia finisce così. Non sappiamo cosa ne è di questa improbabile coppia dopo di allora ma francamente, non so a voi, non potrebbe fregarmene di meno.

Io non capisco davvero come sia possibile pubblicare storie simili e lasciare che veicolino messaggi del genere a chissà quanta gente. Trovo inquietante il fatto che in Giappone un certo tipo di relazioni non venga visto come un problema, ma come se fosse perfettamente normale – e non è per dare addosso al Giappone, adesso non mi saltate tutti alla gola: io giudico quello che vedo, che leggo e che, per quanto solo in parte, conosco, e finora ho letto storie del genere provenienti solamente da quel Paese. Sicuramente ha il suo peso il fatto che si tratti di una cultura molto chiusa, in cui si fa di tutto per arrecare al prossimo meno disturbo possibile, e immagino sia per questo che le statistiche sugli abusi, sessuali e non, siano genericamente più basse in Giappone rispetto ad altri Paesi: perchè semplicemente le vittime scelgono di non sporgere denuncia, timorose anche della vergogna che getterebbero sulla famiglia. E c’è da dire che non solo in Giappone le cose vanno così, purtroppo.

Vabbè. Per tornare al manga... è da evitare come la peste, chiaro!

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